Alpe Caneto

Iniziativa di un paese per far rivivere uno scorcio di architettura del passato

Di Ivo Locatelli

 
L'idea nasce nel 1986 dalla voglia di un gruppo di ragazzi, uniti dall'amicizia e dalla passione per la montagna, di sistemare una baita in montagna per avere un posto di ritrovo "su per le cime" ma anche per la brutta sensazione che si prova passando nel vedere le fatiche dei propri avi andare in rovina. Eravamo in giro per i monti sempre e le nostre cime le conoscevamo bene ma fu coinvolgendo anche qualcuno con qualche anno e un pò di esperienza in più che ci si orientò su Caneto, un piccolo alpeggio di quattro cascine ormai abbandonato tra il monte Ziccher e la colma di Dissimo sopra la Valle degli Orti a 1765 m.s.l.m.
   
 
La zona era molto suggestiva, una "gana" ( da cui secondo molti deriva il nome ) in cui i pochi ciuffi d'erba, che un tempo servivano per il sostentamento del bestiame, devono lottare per farsi strada in mezzo ai sassi.
 
Guardando il piccolo alpeggio sopraggiungendo sia dal Ziccher che dall'altra parte verso la bocchetta della Lanca non è facile distinguere le costruzioni dal resto del paesaggio. Furono infatti costruite, per estrema comodità nel reperimento dei materiali, con sassi provenienti dalla vicina pietraia e pertanto si mimetizzano perfettamente nell'ambiente circostante. L'idea di partenza pur non essendo così completa rispetto a quello che è poi stato realizzato, non è mai stata quella di "tenere in piedi" gli edifici ma piuttosto di ristrutturare, certo con destinazione diversa da quella di origine, mantenendo intatte le caratteristiche architettoniche e costruttive di un tempo. Si partì subito, l'entusiasmo non mancava di certo, nella stessa estate del 1986 si cominciò a dare una ripulita da ortiche e rovi e fare i primi rilievi per i dovuti permessi, la proprietà era infatti del comune di Re.
 
Le cose da fare erano tante, ottenere licenze, trovare la gente che aiutasse, noi bocia avevamo entusiasmo, forza e voglia di fare ma ci voleva chi avesse "mestiere", esperienza e capacità organizzative per un progetto del genere ed inoltre, non meno importanti, i soldi. Non fu difficile trovare tutto: l'iniziativa era valida e questo fu capito da tutti. Le amministrazioni che si sono succedute non hanno mai fatto problemi a dare i permessi e, nel limite del possibile, a reperire fondi; la gente, una volta capite le intenzioni rispose subito in gran numero, più di cento persone diverse hanno collaborato intervenendo di persona all'alpe, senza contare chi, impossibilitato ad intervenire sul posto, ha contribuito con denaro o organizzando manifestazioni per reperire soldi.

Nell'estate del 1987 iniziarono i lavori, si saliva il sabato per iniziare la demolizione e la pulizia, facendo base per la notte nei vicini alpeggi, e si rientrava la domenica stanchi ma soddisfatti. Ci volle tutta l'estate solo per la pulizia e la demolizione di quello che non era più recuperabile; all'interno degli edifici c'era oltre un metro di letame e la poggiata dell'edificio principale era ormai crollata e non più riutilizzabile così come buona parte dei tetti in piode dei vari edifici. Nel novembre '87, rilievi alla mano chiudemmo il cantiere in montagna per trasferirlo in paese per l'inverno. Bisognava infatti predisporre il progetto, realizzare carpenterie e serramenti, parti di arredo e quantaltro per poi trasportare tutto all'alpe in primavera e iniziare i lavori.

Il progetto iniziale prevedeva il recupero di una della costruzioni, la più grande in mezzo alle altre, come rifugio con 15 posti letto, cantina, camino e grossi tavoli dove trascorrere un pò di tempo in compagnia. Nel progetto furono mantenute le caratteristiche dell'architettura tipica, senza rinunciare però all'inserimento di tecnologie più moderne. Le capriate delle baite sono state realizzate in modo tradizionale con puntone e tiranti, la copertura è stata prevista in piode con posa irregolare, come l'esistente ma è stata pure prevista una guaina isolante per proteggere l'interno dal freddo e dalle infiltrazioni di ghiaccio e acqua.
In seguito poi, non si è rinunciato ai servici igienici inserendoli in una nuova costruzione realizzata in modo analogo alle esistenti e ben mimetizzata sotto un grosso masso; il rifugio è stato dotato di acqua corrente per mezzo di una pompa elettrica alimentata con energia solare. Si lavorava di sabato e la sera dopo cena, certo con periodi di alti e bassi com'è normale, ma sempre con molto entusiasmo. In primavera tutti i materiali lavorati in inverno furono trasportati all'alpe da un elicottero e ripresero i lavori sul posto. Dopo aver sistemato uno degli edifici alla meglio per poter mangiare e dormire si partì con i lavori.

 

Le pietre per la ricostruzione sono state ricavate sul posto dai grossi massi presenti; ma non è stata impresa facile: bisognava tagliarli, spaccarli, trasportarli e metterli in posa senza l'aiuto di gru, argani e ruspe ma solo con qualche trapano, mazze, mazzotti, scalpelli e, come i nostri avi, una "baiarda" o a "balanzin", oltre alla forza delle braccia e a qualche "stuzia dei più attempati." Ognuno svolgeva il suo compito, muratori, falegnami, carpentieri, "tulat" e manovali sapientemente diretti; ed alla sera, davanti ad un piatto di minestrone del Berto, che smetteva un pò prima per "invià la zena", si vedeva con soddisfazione il lavoro procedere a vista d'occhio.

Le beole dei tetti non erano ricavabili dai massi dell'alpe quindi il cantiere fu trasferito in un vicino alpeggio ricco di beola adatta allo "spacco" di piode da tetto per poi trasportarle con l'elicottero a Caneto dove erano già al lavoro i mastri "tichiat" pronti a posarle. A fine ottobre 1988 uno dei cinque "baitit" era stato ristrutturato completamente e riportato allo stato originario.

Avevamo un posto dove passare belle serate in compagnia e dormire dopo le lunghe giornate di lavoro ( alle cinque del mattino si sentivano già i martelli dei muratori in azione ). Andava da se che non si potevano lasciare all'abbandono le altre baite ed infatti, con lo stesso entusiasmo, negli anni successivi furono ristrutturate anche la vecchia casera davanti alla baita principale, un'altro piccolo edificio, probabilmente adibito un tempo a cantina e la cascina sulla destra guardando l'alpeggio attualmente attrezzata a rifugio aperto.
Inoltre fu realizzata una nuova struttura sotto l'agglomerato già presente, in cui sono stati collocati i servizi igienici. A tal proposito, un altro problema da affrontare era quello dell'approvvigionamento d'acqua agli edifici: l'alpe ha una sorgente che è però collocata ad una quindicina di metri sotto le baite. Tutto era stato realizzato in perfetta armonia con l'ambiente e l'architettura tipica, di conseguenza non si potevano certo realizzare delle strutture fossero in contrasto con il lavoro già eseguito; si decise così di realizzare due piccole costruzioni, coperte con due grossi massi in modo da mimetizzarle, dove sono stati inseriti una piccola riserva d'acqua e una pompa elettrica alimentata con un pannello solare che fornisce anche l'energia per l'illuminazione delle baite.
 
Finalmente nel 1991 l'alpeggio fu riportato completamente allo stato di un tempo e nel mese di agosto fu inaugurato ufficialmente. Anche se, come sapientemente detto dal Mazzi in un articolo speciale su Caneto di Eco Risveglio Ossolano del 3 ottobre 1991, "Caneto non sarà più adibito ad alpeggio, anche se apparentemente è tornato lo stesso di 50 anni fà, d'ora in avanti rappresenterà oltre che l'approdo ideale per un fine settimana tra amici, un punto d'incontro col passato, la preziosa e palpitante testimonianza di un arcaica civiltà rurale che un paese di buona volontà ha voluto conservare nel tempo".